The Big Sound Album

CIOSI: IL GRANDE SUONO. INTORNO AL PICKING IN SOLITARIO ACUSTICO E ALTRO (AUTOPRODOTTO, 2018)
6 Settembre 2018 di Daniele Cestellini

Disco per gli amanti della chitarra acustica, “The big sound” di Francesco Franciosi, in arte Ciosi – artista diretto e appassionato di cui abbiamo già parlato in queste pagine – approfondisce l’idea di un racconto tutto personale e tecnicamente coerente. L’album raccoglie in tutto quattordici tracce: alcune di queste sono omaggi ai maestri del bluegrass e, in generale, al flatpicking, altre ripercorrono in modo più esplicito l’idea di raccontare, in chiave più o meno diretta, alcuni aspetti autobiografici. In generale, però, ogni passo di questo album partecipa di un circuito, di una circolarità, che riporta tutto all’ordine della chitarra. Questo processo si incastra evidentemente nelle produzioni precedenti del chitarrista italo-argentino, anche se qui sembra assumere un profilo più netto. Grazie a tutti quegli elementi che possono essere ricondotti alla passione sempre piena di trasporto e intimità con uno strumento suonato con decisione e competenza. Forse più che in passato, in “The big sound” la chitarra assume un ruolo non semplicemente di primo piano (è evidente che tecnicamente lo abbia), piuttosto diviene una specie di ispirazione inevitabile, che spinge e soprattutto orienta la scelta dei contenuti, l’ordine dei brani in scaletta, la narrazione di una simbiosi interessante tra l’esperienza e il mezzo per esprimerla. Dalle parole che Ciosi pondera nelle note all’album emerge proprio quella circolarità empatica, che altro non è (si potrebbe azzardare) che la voglia di interrogare il proprio strumento. Indagandone le peculiarità timbriche e le possibilità ritmiche o armoniche, ma anche estrapolandone i caratteri che meglio lo denotano. Vale a dire gli spazi che genera quando diviene l’unica voce possibile, il fattore unico che spinge al movimento, alla scrittura e alla rappresentazione. Sembra che Ciosi sia riuscito a comprenderne molte possibilità, sia quando si rivolge al passato e ai repertori “classici” (vi sono, come dicevo, omaggi ai maestri imprescindibili: Lester Flatt con “Rolling in my sweet baby’s arms”, J. B. Lenoir con “Alabama Blues”, A. P. Carter con “The ciclone of Rye Cove”), sia quando si sofferma su sé stesso, interpretando ricordi, relazioni, esperienze e visioni con chitarre diverse e sempre equilibriate. Il punto più alto di questo ideale circolare che avvolge l’album è probabilmente “Dream guitar”, brano già presente nell’album “My first time” di qualche anno fa, che qui ricompare in una veste nuova, grazie anche alla presenza di Gianni Sabbioni al contrabbasso e Massimo Tuzza alle percussioni. Ciosi lo dedica alla sua Santa Cruz modello 1934 D Mahogany. E io trovo che questo rimbalzo dia pienamente il senso dell’album e, in generale, della prospettiva inclusiva di questo musicista. Perché assume i tratti di una nuova narrativa musicale, pensata “dentro” la chitarra, scaturita intorno a un corpo che si fa sempre più articolato e complesso. Un corpo non (retoricamente) unico, anzi (realisticamente) multiplo, che nel rimbalzo delle prospettive di indagine dispone gli elementi significativi in un nuovo ordine. Se si può parlare di sperimentazione in un album acustico e quasi di sola chitarra (in alcuni brani si aggiungono contrabbasso, percussioni e armonica), lo si può fare solo in questo senso. E non credo sia poco. Sulla base di questo, poi, nascono i brani più profondi, nei quali si riconosce l’attenzione di Ciosi per il suono e l’atmosfera (“Mediterranean’s shell”), oltre che per la struttura, per l’andamento deciso ma elegante (“To David”, l’omaggio al pioniere del flatpicking David Grier) e il ritmo solido (“Nashville Blues”), per la precisione di un tocco che non inibisce l’armonia (“First snow”), per l’apertura a una melodia e a uno scenario profondi: “Silvia’s eyes”. 

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Into The Wild Session Album

CIOSI: LA RECENSIONE DI INTO THE WILD SESSION
13 Marzo 2017 di Francesco Nuccitelli

È sempre bello sentire un album, specie se l’album in questione, merita un ascolto di grande attenzione. Ciosi,nome d’arte di Federico Franciosi, è un chitarrista famoso in gran parte dell’Europa e non solo, ed è anche l’autore di questo splendido progetto. Un CD che si deve ascoltare in assoluto silenzio, magari di sera, su una poltrona sorseggiando un whisky, per assaporare i suoni e le sensazioni che trasmette.
“Into the wild session”, è un album dove si riprendono pezzi che hanno fatto la storia, passando per i diversi generi dal jazz, al folk arrivando al blues (e non solo), riadattati e riarrangiati, dando così nuova linfa e importanza a canzoni troppo lontane da un contesto culturale e musicale come quello italiano. Ciosi, per questo album si avvale dell’aiuto (oltre della sua chitarra acustica) di importanti musicisti come: Larry Mancini, Max Pizzano, Pier Brigo, Matteo Valicella e Matteo Breoni.
L’album contiene nove tracce: “Sitting on the top of the world”, “Beaumont rag”, “Corrine corrina”, “Wheeling”, Sliding delta”, “Maple leaf rag”, “Blue monk”, “Chesapeake bay”, “You are my sunshine”.
Partiamo dal primo pezzo, “Sitting on the top of the world” è una canzone degli anni 30, portata al successo da Walter Vision. La versione presente si ispira molto alla versione originale, tuttavia ben evidente è il nuovo arrangiamento con un’esplosione di bassi, chitarre e batterie, uno dei pezzi migliori di tutto l’album.
“Beaumont Rag”, è il secondo pezzo ed è un brano strumentale, dalle forti caratteristiche folk, dove si nota la fusione dei diversi strumenti nel nuovo arrangiamento.
“Corrine Corrina”, è il terzo brano e si torna alla fusione, voce più strumento in chiave Blues, in questo pezzo si fa largo il basso, che riesce ad affiancare la voce, riportandoci alla più classica delle atmosfere americane.
“Wheeling”, quarto brano del disco, si ritorna allo strumentale con chitarra acustica e basso.
“Sliding Delta”, quinto pezzo e si ritorna allo stile blues, brano arrangiato in una chiave più moderna e degno dei migliori Bluesman del passato.
“Maple Leaf Rag”, sesta canzone, presenta una piccola novità rispetto al resto dell’album, visto la presenza di un piano ad introdurre il pezzo, portato avanti perfettamente con il contrabbasso elettrico.
“Blue Monk”, settimo pezzo, dove, chitarra acustica, basso e batteria rendono il brano godibile nell’ascolto.
“Chesapeake bay”, ottavo brano, scritto originariamente da Massimo Varini, è un omaggio verso quest’ultimo, probabilmente il miglior brano, interamente strumentale, contenuto nell’album.
Chiudiamo con “You are my sunshine”, brano originariamente country, che mantiene il suo genere ma, tuttavia, si sente il tocco da parte dell’autore, che rende il brano più musicale, leggero e armonioso.
Un album che consiglio vivamente a tutti, per chi ama questo genere e per chi no (da questo CD si potrebbe imparare molto). Un progetto che vede la consacrazione di un musicista, che insieme alla sua chitarra acustica, fa emergere nuove sensazioni, dando così nuova vita alla musica.

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My First Time Album

di Emilio Ruffo

Federico Franciosi in arte Ciosi è un giovanissimo autore e chitarrista acustico innamorato del suo strumento, una passione che lo ha portato con dovizia allo studio del “flatpicking”, una tecnica tradizionale americana, principalmente usata nel bluegrass e che si caratterizza per il colpo sulle singole corde anzichè simultaneamente.
Questo percorso approda oggi e per la prima volta, appunto a “My First Time” il suo lavoro discografico d’esordio. Una produzione curatissima sin dal packaging, curato da da Giovanni Moriggi, che si ispira al legno delle chitarre ed ad una grafica semplice in stile country-blues. Sono undici tracce che richiamano ora al Jazz, ora al Bluegrass ma anche al pop. Con una ripresa sonora impeccabile che rende reale e calda la chitarra acustica suonata con il plettro, strumento unico e principe di questa realizzazione discografica.Tutti i brani sono scritti dallo stesso autore ad eccezione di due omaggi in onore di “stelle” dello strumento Beppe Gambetta (“Slade Stomp”) e Massimo Varini (“Andrà tutto bene”).
Simpatica la descrizione degli umori d’ispirazione che Ciosi ci riporta sul booklet interno per ciascun brano. Insomma un gran bel lavoro per gli amanti del genere che potrebbero assuefarsi alla musica di Ciosi.

Articolo del 01/02/2015 – ©2002 – 2015 Extra! Music Magazine – Tutti i diritti riservati

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