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DA EXTRA MUSIC MAGAZINE

di Emilio Ruffo


Federico Franciosi in arte Ciosi è un giovanissimo autore e chitarrista acustico innamorato del suo strumento, una passione che lo ha portato con dovizia allo studio del “flatpicking”, una tecnica tradizionale americana, principalmente usata nel bluegrass e che si caratterizza per il colpo sulle singole corde anzichè simultaneamente. Questo percorso approda oggi e per la prima volta, appunto a “My First Time” il suo lavoro discografico d’esordio. Una produzione curatissima sin dal packaging, curato da da Giovanni Moriggi, che si ispira al legno delle chitarre ed ad una grafica semplice in stile country-blues. Sono undici tracce che richiamano ora al Jazz, ora al Bluegrass ma anche al pop. Con una ripresa sonora impeccabile che rende reale e calda la chitarra acustica suonata con il plettro, strumento unico e principe di questa realizzazione discografica.Tutti i brani sono scritti dallo stesso autore ad eccezione di due omaggi in onore di “stelle” dello strumento Beppe Gambetta (Slade Stomp) e Massimo Varini (Andrà tutto bene). Simpatica la descrizione degli umori d’ispirazione che Ciosi ci riporta sul booklet interno per ciascun brano. Insomma un gran bel lavoro per gli amanti del genere che potrebbero assuefarsi alla musica di Ciosi.

Articolo del  01/02/2015 –  ©2002 – 2015 Extra! Music Magazine – Tutti i diritti riservati

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VON AKUSTIK GITARRE


Die sache mit dem plek – Ciosi

Denkt man an Italien, Akustikgitarre und Flatpicking, fällt unweigerlich ein Name: Beppe Gambetta. Der Genueser Gitarrist gilt als Erneuerer der italienischen Gitarrenmusik, weil er mit spielerischer Leichtigkeit mediterrane Musiktraditionen mit amerikanischer Roots Music zu einem eigenständigen Repertoire verschmilzt. Kein Wunder, dass das einen jungen Gitarristen aus dem norditalienischen, Provinz Verona kommt anzieht. „Beppe ist einer der besten Flatpicker der Welt, von ihm habe ich diese Technik gelernt. Ich habe an seinen Workshops teilgenommen, seine Musik gespielt und seine Lehrbücher studiert.” Seit er acht Jahre ist, spielt Federico Franciosi, den alle nur Ciosi nennen, Gitarre. Seine Mutter, selbst Klavierspielerin, vermittelt ihm Theorie und Basiswissen. Danach hat er mehrere Musiklehrer, darunter zwei Saxofonisten, „ die mir gezeigt haben, wie man Musik erleben sollte.” Dann folgt eine Auseinandersetzung mit einem weiteren italienischen Gitarrenmeister, Massimo Varini – unter anderem Studio – und Live-Gitarrist für Andrea Bocelli, Laura Pausini und Eros Ramazzotti. Zwei Jahre geht er in Varinis Schule, lernt „Percussion Guitar, Double Notes und einige fantastische Licks.” Mit ,My First Time’ stellt Ciosi nun sein Debütalbum vor: elf Instrumentals mit eigenen Neo-Country-und Americana-Tunes, dazu eine Cover-version von Massimo Varinis ,Andrà tutto bene’ und Beppe Gambettas ,Slade Stomp’. Und mit seinem ,Steve White Blues’ verbeugt er sich vor dem verstorben GrooveMeister. „Ich hatte das Glück, Steve einige Male live zu erleben. Seine unglaubliche Technik, Gitarre und gleichzeitig Schlaginstrumente mit den Füßen zu spielen, dazu Mundharmonika zu blasen und auch noch zu singen, hat mich echt umgehauen.” Ciosi, der als weitere Einflüsse Tony Rice, Norman Blake und Clarence White nennt, zeigt sich als routinierter Player, der mit einer soliden Anschlagtechnik Akkorde und Melodielinien verzahnt und obendrein auch einen schönen Ton besitzt. Ciosi spielt eine Martin D-18, die er niemals hergeben würde. Es sei denn für seine ,Dream Guitar’, der er übrigens ein Stück gewidmet hat – eine Santa Cruz 1934 D Mahogany. Aufgenommen hat er ,My First Time’ mit seiner D-18 am Gardasee im Ritmo & Blu Studio, mit zwei Neumann KM 184 über einen Solid State  Logic Preamp und ein Lexicon 224 Digital Reverb, „um die Gitarre so echt wie möglich wiederzugeben.” Und klar, dass der Wahl seines Arbeitsmittels eine gesteigerte Aufmerksamkeit zukommt. Ciosi spielt BlueChip Guitar Picks, genauer gesagt das TD 50 mit einer bemerkenswerten Dicke von 1.25 mm. „Ich habe verschiedene Formen und Materialien probiert”, sagt der 35-Jährige, „aber seitdem ich dieses BlueChip benutze, habe einen großen, runden Klang und kann Crosspickings extrem flüssing spielen. Auch das Strumming ist deutlich und klar. Ich weiß, diese Pleks sind teuer – das Einzige, was ich empfehlen kann: Verliert sie halt lieber nicht!” Übrigens: Im vergangenen Dezember wurde für Ciosi ein Traum wahr. Anlässlich der Theaterproduktion ,Acousticology’ in VILLA BARTOLOMEA VR konnte er mit Beppe Gambetta die Bühne teilen. Fazit Ciosi: „Er ist ein Dichter, ein Abenteurer und ein unvergleichbarer Gitarrist!”

Artikel vom Juni – © Akustik Gitarre – Alle Rechte vorbehalten

DA AKUSTIK GITARRE


L’uomo con il suo plettro – Ciosi

Uno pensa ad un uomo italiano, alla chitarra acustica e al Flatpicking, inevitabilmente compare un nome: Beppe Gambetta. Il chitarrista genovese è considerato il rinnovatore della musica italiana della chitarra, perché egli mescola tradizioni mediterranee musicale con musica di radici americane con facilità ad un repertorio autonomo. Una meraviglia che ha affascinato un giovane chitarrista della provincia di Verona. “Beppe è uno dei migliori Flatpicker del mondo, ho imparato questa tecnica da lui. Ho partecipato a suoi laboratori, ho suonato la sua musica e studiato i suoi libri.” Da quando aveva otto anni Federico Franciosi suona la chitarra, da allora tutti lo chiamano solo Ciosi. Sua nonna, insegnante di pianoforte, gli ha insegnato teoria e le conoscenze basi. Poi ha avuto diversi insegnanti di musica, tra cui due sassofonisti “mi hanno mostrato come si dovrebbe sperimentare la musica”. Segue poi un maestro di chitarra italiano, Massimo Varini – tra l’altro il chitarrista dal vivo per Andrea Bocelli, Laura Pausini ed Eros Ramazzotti. In due anni, che ha frequentato la scuola di Varini, impara e perfeziona varie tecniche come la chitarra a percussione, double notes e alcuni Licks fantastici. Con ‘My First Time’ Ciosi ora presenta il suo album di debutto: undici brani strumentali con Neo-Country e melodie americane, una versione di Andrà tutto bene’ di Massimo Varini e ‘Slade Stomp’ di Beppe Gambetta. E con la sua ‘Steve White Blues’ si inchina ai GrooveMeister. “Ho avuto la fortuna di vedere Steve dal vivo un paio di volte. La sua tecnica è incredibile, a suonare la chitarra e al stesso tempo suonare con i piedi le percussioni, soffiare in un’armonica e anche cantare, mi ha davvero folgorato “. Ciosi, omaggiando Tony Rice, Norman Blake e Clarence White tra le sue influenze, si presenta come musicista esperto, con una tecnica di tratto continuo, con ottimi accordi, linee melodiche e toni. Ciosi suona una Martin D-18 da cui non si separa mai , nel contempo ama la sua “dream guitar” che e’ la Santa Cruz 1934 D Mahogany omaggiando e dedicandole un pezzo che e’ all’ interno del disco. Ha inciso “My First Time” lago di Garda presso lo studio Ritmo & Blu , con due Neumann KM 184 su un solid State Logic Preamp e un Lexicon 224 Digital Reverb. Ciosi suona con il BlueChip , più specificamente il TD 50 con un notevole spessore di 1,25 mm. “Ho provato diverse forme e materiali,” dice il trentacinquenne, “ma da quando uso il plettro BlueChip dispongo di un grande suono rotondo spaziando in diverse tecniche come il  Crosspicking e cascade’s scale. A proposito: lo scorso dicembre, un sogno si è avverato per Ciosi. In occasione della produzione teatrale “Acousticology” a VILLA BARTOLOMEA VR, ha potuto condividere il palco con Beppe Gambetta. In conclusione Ciosi afferma: “lui è un poeta, un avventuriero e un chitarrista incomparabile!”

Articolo del mese di giugno – © Akustik Gitarre – Tutti i diritti riservati

DA MUSIC MAP

di Piergiuseppe Lippolis


Un disco, undici tracce di sola chitarra acustica. È l’esordio di Ciosi, intitolato “My First Time”, contenente nove inediti e due cover (“Slade Stomp” di Beppe Gambetta e “Andrà Tutto Bene” di Massimo Varini). È un disco molto intimo, in cui le trame intessute da Ciosi sono dedicate ciascuna ad un episodio di vita, un momento, un luogo od una persona cari al chitarrista. Grande la varietà dei pezzi proposti, a partire dal crosspicking dell’opener “To My Son” (dedicata, appunto, ai primi anni di vita del figlio), passando dall’instabilità e la malinconia di “Nature’s Mood”, con le cui note Ciosi vuol descrivere il complesso rapporto esistente fra noi e la natura. A seguire c’è “Transatlantic”, forse il miglior pezzo del lotto con le sue atmosfere evocative e con il suo suono spensierato che richiama il mare, prima di un finale più allegro e concitato che vuol simboleggiare la speranza di chi ha dovuto abbandonare la propria patria per la guerra, cercando il futuro altrove. Poi un omaggio al pioniere del folk-blues Steve White con “Steve White Blues”, e ancora un pezzo d’amore dedicato alla chitarra (“Dream Guitar”), una dedica dal sound caloroso e avvolgente a Mar del Plata in “Mardel”, città della costa Argentina, prima della prima cover e della lineare e romantica “She”, tributo al mondo femminile tutto. “Back To My Shoulder” è il pezzo più coraggioso del lotto che, coi suoi frequenti cambi ritmici, un’attenzione che non cala ed un livello molto alto dall’inizio alla fine, anticipa la seconda cover e la quasi cinematografica “Samuel Or Virginia”. “My First Time” è un disco di puro estetismo, di arte per l’arte, in cui messaggio, atmosfere e soddisfazione personale contano molto di più della fruibilità, che di sicuro è l’unica cosa scarsa dell’opera, trattandosi d’un lavoro per palati finissimi.

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DA CHOP AND ROLL – CIOSI “MY FIRST TIME”

di Maurizio Faulisi Dr Feelgood


Ne è passato di tempo da quel “Dialogs” di Beppe Gambetta che, alla fine degli anni 80, diede inizio ad una produzione discografica dedicata alla chitarra acustica flatpicking. Oggi possiamo cominciare a ritenerla considerevole, sicuramente più in termini qualitativi che quantitativi. Ai flatpicker nostrani che negli anni passati sono riusciti a guadagnarsi notorietà non solo nazionale, come Gambetta e Roberto Dalla Vecchia, si aggiunge Federico Franciosi, un giovane chitarrista che si è formato attraverso l’ascolto di musica blues e folk, bluegrass, pop e jazz. Una buona opera prima che mostra notevole tecnica, gusto ma soprattutto un’apertura che permette al nostro di spaziare in libertà col solo obiettivo di dare un suono, acustico e chitarristico, a emozioni e stati d’animo. Bravo Ciosi.

DA AXE MAGAZINE – CIOSI “MY FIRST TIME”

di Fabrizio Dadò


Federico “Ciosi” Franciosi è un giovane chitarrista sulla trentina, formatosi fin dall’infanzia con l’ascolto di pop, bluegrass, folk e jazz. Nel 2010 ha esordito come solista con Far Apart, seguito due anni dopo da Beautiful Infinity, entrambi CD con cinque soli brani in scaletta. Con My First Time Ciosi fa le cose in grande, proponendo undici pezzi in solitario flat-picking: nove gli originali, mentre due cover sono dedicate ai riferimenti artistici del chitarrista: Beppe Gambetta (Slade Stomp) e Massimo Varini (Andrà tutto bene). Le caratteristiche principali dello stile di Ciosi sono la sua tecnica flat-style pulita e rilassata, e un’anima compositiva intimistica, spesso con decisi tratti pop e temi semplici (She o Steve White Blues), a volte rinforzati dal gusto bluesy (Nature’s Mood o Dream Guitar) e da effetti percussivi (Transatlantic), mentre nell’opener To My Son echeggia il buon vecchio country. Curiosa la citazione di una famosa canzone di Gino Paoli nel tema finale Samuel Or Virginia. In definitiva un disco sognante e maturo, consigliabile a chi ama la chitarra acustica nei suoi aspetti più pacati e melodici.

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DA  ART VIBES – UN’ESPERIENZA SOGNANTE E PROFONDA, CAPACE DI SVELARE NASCOSTE ISOLE DI PENSIERO ED EMOZIONI SEGRETE

di Redazione Art Vibes


Federico Franciosi, in arte Ciosi, è un chitarrista acustico flatpicker con un viscerale amore per la musica.

Le caratteristiche principali dello stile di Ciosi sono la sua tecnica flat-style pulita, un’anima compositiva intensa e uno spiccato senso melodico. Caratteristiche che rendono la sua espressione musicale un’esperienza sognante e profonda, capace di svelare nascoste isole di pensiero ed emozioni segrete.

Ha fatto una lunga gavetta come one man band suonando in festival e rassegne in Europa e America, insomma un musicista che ama sperimentare nuovi suoni e che intreccia nella sua stessa musica il suo vissuto, la sua storia, i suoi sogni.

Con My First Time, il suo ultimo album, Ciosi propone undici pezzi in solitario flatpicking: nove gli originali e due cover realizzate in onore di due maestri della chitarra: Beppe Gambetta (“Slade Stomp”) e Massimo Varini (“Andrà Tutto Bene”). Un lavoro che spazia dal blues al jazz, dal bluegrass al pop, con forti influenze acoustic-folk. L’ascoltatore assaggia varie ramificazioni dello stile flatpicking, immergendosi in un clima di “mondo acustico”, derivato da vari modi di usare il plettro attraverso le sei corde e determinato da un linguaggio di ornamenti eleganti, come il crosspicking, pull off, hammer on, cascadè scale, double notes, improvisation’s scales, masters’ licks e percussion’s groove.

Un disco per veri amanti della chitarra acustica nei suoi aspetti più lievi e intimi.

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DA  BLOGFOOLK – CIOSI – MY FIRST TIME

di Daniele Cestellini


Con “My first time” il chitarrista e compositore Federico Franciosi, in arte Ciosi, ci chiama ad attraversare uno spazio delicato, definito da una chitarra limpida e una scrittura pacata, pensata anche quando si affida a qualche folata di estemporaneità, o a qualche tecnica esecutiva più aperta. L’album non può non essere considerato un piccolo gioiello, una gioia suonata dalla prima all’undicesima traccia, con melodie scintillanti che si susseguono (“Steve White blues”) e si alternano a soluzioni più ritmiche, connettendo l’intera produzione a uno scenario più ampio. Fatto di aderenze ad alcune tradizioni esecutive e a chitarristi eccezionali. Steve White è tra i master che Ciosi riconosce sulla sua strada, per il suo stile composito e orientato da un progetto inclusivo straordinario, nel quale hanno trovato spazio suoni articolati e per nulla scontati. Di White Ciosi riconosce la ricerca timbrica, oltre che la complessità del suo programma musicale, orientato dalla tradizione blues e folk americana. Ma reinterpreta anche la visione intima e avveniristica di una chitarra acustica con pochi limiti, che si incastra a perfezione non solo nell’epica del “one man band”, ma sopratutto nello sviluppo di una lirica più avanzata, meno reiterata e circolare. E questo può valere come un paradigma della produzione del chitarrista Ciosi, anche quando indugia in una narrativa più limpida (“Dream guitar”), da cui si affaccia una scrittura più melodica e lineare. L’album “My first time” si innesta nella discografia di Ciosi come un puntello in buona parte nuovo, che impernia il nuovo corso di un produzione che fin qui è stata sempre orientata dalla chitarra, ma in modo meno esclusivo e coerente. L’elemento più caratterizzante del progetto è il flatpicking, che caratterizza un suono netto e convoglia tutte le attenzioni. Se infatti il chitarrismo virtuoso internazionale ci indica una traccia implicitamente sporca, strisciata dalle dita delle due mani che trovano movimenti nuovi e incoerenti sulle corde, il suono di Ciosi in questo album è nitido. Si frappone come una lama verticale sulla tastiera e lascia debordare solo melodie cesellate, curate con perizia e organicità dentro l’arco dell’intera scaletta. Tra i brani più interessanti in questo senso si può citare “She”, una riflessione che assorbe tutto il silenzio intorno alle corde, con una melodia sicura arpionata a un arpeggio circolare e intenso. Che convoglia, nella parte finale, in una ritmica più forte e inaspettata, chiamata in causa con un evidente e voluto disincanto. “Back to my shoulders”, il brano successivo, è più ambiguo, sia sul piano armonico che ritmico. La linea melodica è complessa e spezzata con coerenza, nel riflesso di un’esecuzione più estemporanea. Dalla selezione dei brani emergono anche due chitarristi italiani, Giuseppe Gambetta e Massimo Varini, di cui Ciosi reinterpreta due brani: “Slade stomp” e “Andrà tutto bene”. Ma i momenti più interessanti sono quelli più personali, dai quali traspare un lavoro pensato e aperto a suggestioni differenti. D’altronde la forma di questo album non si può comprendere se non dentro un quadro di impressioni da solista. E questo vale sia per il modo in cui i brani sono eseguiti, sia per come sono stati organizzati nella fase di scrittura e nel processo di realizzazione. Si tratta di un procedimento personale, ma non perché esclusivo o chiuso, ma perché fortemente orientato da un rapporto di reciprocità (questo sì esclusivo) che un musicista costruisce con il suo strumento. Allora il suono che arriva a noi non è più soltanto connesso a un’esecuzione, ma piuttosto a ciò che la avvolge. È qualcosa che può essere pensato come la spinta di una percezione, di un equilibrio in qualche modo codificato e trasformato. Nel suo insieme “My first time” spinge a questa riflessione, sopratutto dopo qualche ascolto, quando sembra che brani come “Nature’s mood”, “To my son” e sopratutto “Samuel or Virginia” possano considerarsi come pause, come spazi in cui fermarsi e lasciarsi pervadere dal flusso dei suoni, dei silenzi, dal tocco, dal plettro che sfrega le corde.

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DALLA RIVISTA  SUONO – CIOSI – MY FIRST TIME
n° 508 Luglio Agosto 2016

di Paolo Corciulo


Un intero disco di solo chitarra flatpicking corre il rischio di indulgere in ripetitività, proprio in ragione della potente caratterizzazione (frutto anche dei vincoli imposti dallo strumento e dalla tecnica) che la chitarra acustica impone. Eppure Ciosi, all’anagrafe Federico Franciosi, grazie anche all’entusiasmo dell’esordio su album (due EP precedentemente) riesce a mantenere alto il pathos lungo l’intero lavoro che svaria, negli undici brani (nove originali e gli omaggi a Beppe Gambetta e Massimo Varini, bussole dal punto di vista artistico del lavoro di Ciosi), tra i generi. Il filo conduttore è quello di una dimensione intimistica, a tratti lirica, in cui l’artista riesce a far confluire le venature inevitabilmente blues e country (ma si percepiscono qua e là anche gli echi di una preparazione classica) tipiche dello strumento e dallo stile utilizzati (a volte con effetti percussivi) e del fatto non indifferente che Ciosi suoni la chitarra “alla mancina”; non manca la capacità dell’artista, dotato di tecnica invidiabile, di declinare qui in chiave romantica e sognatrice la musica, di asservirla a un progetto maturo e godibile, proprio perché questo filo conduttore viene poi declinato con capacità nei vari generi affrontati. Per gli amanti delle “citazioni musicali” da segnalare la presenza nel brano finale della citazione di un brano di Gino Paoli, a conferma dell’occhio attento con cui Ciosi (che en passant è dotato anche di una ottima voce) analizza la tavolozza musicale che lo circonda.

ARTIST SAND BAND – CIOSI – MY FIRST TIME
06 Agosto 2016

di Jacopo Giovannercole


Etereo e accogliente il nuovo lavoro strumentale del Ciosi presenta undici affreschi per chitarra acustica flat-picking, suonata con gusto e maestria.

Uno dei punti forti di questo abilissimo musicista è la chiarezza con cui si rapporta al suo mondo musicale: a cominciare dall’artwork e dall’esplicativo booklet il Ciosi ci trasporta in questo albero della vita con foglie di plettro con una gentilezza fuori dal comune. All’interno del libretto ogni brano è commentato dall’autore stesso in ben tre lingue, comprese inglese e tedesco,creando quindi il giusto feeling con l’ascoltatore.

Il clima viene reso subito accogliente dalla bellissima “To My Son” dedicato al piccolo Ettore che sembra volerci aprire lui stesso la porta di casa per farci conoscere il mondo così morbidamente predisposto del genitore. In “Transatlantic”, piccolo gioiello dal sapore jazz, traspare la sensibilità dell’artista verso l’attualissimo mondo di tutti quei “passeggeri che nel Dopoguerra hanno attraversato l’oceano alla volta delle Americhe verso un futuro migliore”. Il finale di questo tema, proprio nel momento in cui i passeggeri avvistano la terra, è reso alla perfezione da un liberatorio strumming chitarristico carico di aspettative. Tra rispettosissimi omaggi al musicista Steve White, dichiarazioni d’amore nei confronti del suo strumento amato e dediche simpaticamente sincopate all’universo femminile  il Ciosi ci piazza un brano dal sentore old-time intitolato  “Slade Stomp” composto dal maestro italiano Beppe Gambetta, apprezzatissimo chitarrista acustico e promulgatore in terra italiana e non solo del verbo folk d’oltreoceano insieme ad altri maestri del genere come il banjoista e musicista romano Mariano De Simone.

A suo agio nel percuotere a mo’ di percussione la sua chitarra ( “Back to my shoulders” ) il Ciosi mostra anche il suo lato più avanguardistico oltre che raffinato preservatore di musica senza tempo. Il finale, di nuovo un omaggio al mondo della famiglia e della paternità, chiude questa splendida raccolta di musiche per tutte le stagioni. Dedicato a coloro che sanno come “lasciarsi alle spalle”, appunto, il tedio quotidiano per immergersi in un mondo musicale raffinatissimo e dalle vastissime tonalità di colore. E’ possibile seguire l’attività live dell’artista seguendo il sito www.ciosi.it. Sarà un buon ascolto ragazzi.

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Ciosi: la recensione di into the wild session

13 Marzo 2017 di Francesco Nuccitelli


È sempre bello sentire un album, specie se l’album in questione, merita un ascolto di grande attenzione. Ciosinome d’arte di Federico Franciosi, è un chitarrista famoso in gran parte dell’Europa e non solo, ed è anche l’autore di questo splendido progetto. Un CD che si deve ascoltare in assoluto silenzio, magari di sera, su una poltrona sorseggiando un whisky, per assaporare i suoni e le sensazioni che trasmette.

ciosi

“Into the wild session”, è un album dove si riprendono pezzi che hanno fatto la storia, passando per i diversi generi dal jazz, al folk arrivando al blues (e non solo), riadattati e riarrangiati, dando così nuova linfa e importanza a canzoni troppo lontane da un contesto culturale e musicale come quello italiano. Ciosi, per questo album si avvale dell’aiuto (oltre della sua chitarra acustica) di importanti musicisti come: Larry Mancini, Max Pizzano, Pier Brigo, Matteo Valicella e Matteo Breoni.

L’album contiene nove tracce: Sitting on the top of the world, Beaumont rag, Corrine corrina, Wheeling, Sliding delta, Maple leaf rag, Blue monk, Chesapeake bay, You are my sunshine.

Partiamo dal primo pezzo, Sitting on the top of the world, è una canzone degli anni 30, portata al successo da Walter Vision. La versione presente si ispira molto alla versione originale, tuttavia ben evidente è il nuovo arrangiamento con un’esplosione di bassi, chitarre e batterie, uno dei pezzi migliori di tutto l’album. Beaumont Rag, è il secondo pezzo ed è un brano strumentale, dalle forti caratteristiche folk, dove si nota la fusione dei diversi strumenti nel nuovo arrangiamento. Corrine Corrina, è il terzo brano e si torna alla fusione, voce più strumento in chiave Blues, in questo pezzo si fa largo il basso, che riesce ad affiancare la voce, riportandoci alla più classica delle atmosfere americane. Wheeling, quarto brano del disco, si ritorna allo strumentale con chitarra acustica e basso. Sliding Delta, quinto pezzo e si ritorna allo stile blues, brano arrangiato in una chiave più moderna e degno dei migliori Bluesman del passato. Maple Leaf Rag, sesta canzone, presenta una piccola novità rispetto al resto dell’album, visto la presenza di un piano ad introdurre il pezzo, portato avanti perfettamente con il contrabbasso elettrico. Blue Monk,settimo pezzo, dove, chitarra acustica, basso e batteria rendono il brano godibile nell’ascolto. Chesapeake bay,ottavo brano, scritto originariamente da Massimo Varini, è un omaggio verso quest’ultimo, probabilmente il miglior brano, interamente strumentale, contenuto nell’album. Chiudiamo con You are my sunshine, brano originariamente country, che mantiene il suo genere ma, tuttavia, si sente il tocco da parte dell’autore, che rende il brano più musicale, leggero e armonioso.

Un album che consiglio vivamente a tutti, per chi ama questo genere e per chi no (da questo CD si potrebbe imparare molto). Un progetto che vede la consacrazione di un musicista, che insieme alla sua chitarra acustica, fa emergere nuove sensazioni, dando così nuova vita alla musica.

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Ciosi – Into The Wild Session


Il flatpicking è la tecnica chitarristica, o meglio l’insieme di tecniche, che prevedono l’utilizzo del plettro, in opposizione al fingerpicking che prevede l’uso esclusivo delle dita; diversamente dallo strumming, tecnica meramente d’accompagnamento, il flatpicking è una tecnica largamente impiegata dai solisti e prevede il tocco di una singola corda per volta. Se negli Stati Uniti queste tecniche sono largamente impiegate (basti pensare ai grandi chitarristi bluegrass Clarence White, Norman Blake, Tony Rice, Doc Watson), in Italia hanno il massimo rappresentante nel genovese Beppe Gambetta, oramai egli stesso di casa negli Usa. Fra i giovani, merita interesse e considerazione il giovane Federico Franciosi, in arte “Ciosi”, che, già titolare di un bell’esordio intitolato “My First Time”, interamente composto di brani originali, si ripresenta ora con questo “Into the Wild Session”, dove si cimenta con un repertorio quasi interamente composto di classici. Il risultato è assolutamente buono: tecnica, tocco e padronanza dello stile fanno del giovane chitarrista veneto più che una promessa della scena nazionale della chitarra acustica. Ciosi sfoggia anche una voce interessante, con un inglese assolutamente credibile e un timbro adeguato al repertorio. Interessantissimo il fatto che questi repertori (blues, country-blues, ragtime, jazz) siano normalmente associati a tecniche fingerpicking, ma grazie ad un efficace accompagnamento di contrabbasso e batteria o percussioni e all’indiscutibile tecnica del leader, il risultato è sempre interessante. Unico difetto, la durata del dischetto, appena mezz’ora scarsa, che lascia un po’ l’amaro in bocca all’ascoltatore. Il CD, registrato in presa diretta, contiene alcuni brani piuttosto famosi, ma sempre resi in maniera fresca e accattivante. Fra questi, “Sitting on the Top of the World”, dal repertorio di Doc Watson, “Corrina Corrina”, incisa fra gli altri da Dylan e Blind Lemon Jefferson, il manifesto ragtime di Scott Joplin “Maple Leaf Rag” e il classico di Thelonious Monk “Blue Monk”. I brani più belli sono però l’omaggio a David Grier (strumentista impressionante, già negli Psychograss con Darol Anger e Mike Marshall) “Wheeling”, e “Cheasapeake Bay” a firma del bravo Massimo Varini. Molto bello anche “Sliding Delta” di Mississipi John Hurt. Disco da ascoltare, per scoprire un giovane bravo strumentista e per ascoltare un approccio chitarristico inusuale al repertorio rurale americano (e non solo).
Gianluca Dessì

CIOSI – Into The Wild Session

20 Aprile 2017 di Fausto Meirana


‘’Ciosi’’, pseudonimo di Federico Franciosi,  è un chitarrista innamorato dello stile flatpicking (quello del ‘nostro’ Beppe Gambetta,  citato anche  nelle note). Into The Wild Session è un disco molto intenso e gradevole, anche se di breve durata, visto che raggiunge appena la mezzora; al contrario degli album precedenti del musicista veronese, è composto solamente di cover. Oltre a maneggiare il plettro in maniera esemplare, Ciosi canta con uno stile convincente tra blues e folk in quattro dei nove brani (due di questi sono i celebri Corrina, Corrina e You Are My Sunshine). Gli episodi strumentali annoverano due classici ben ‘rifatti’  come Maple Leaf Rag di Scott Joplin e Blue Monk di Thelonious Monk, oltre ad un traditional come Beaumont Rag con due saggi  di flatpicking firmati dall’americano David Grier e dall’italiano Massimo Varini. Pregevole l’aiuto di alcuni musicisti che forniscono il supporto ritmico di basso (Matteo Vallicella, Pier Brigo e Larry Mancini, ) e percussioni (Matteo Breoni e Massimo Pizzano) dove serve

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FEDERICO FRANCIOSI INTO THE WILD SESSION

10 giugno 2017 – Katia dell’Eva


È un album che vuole omaggiare le proprie origini musicali e i propri maestri, il quarto LP di Ciosi (nome d’arte per Federico Franciosi), Into The Wild Session. Niente a che fare con il romanzo di Krakauer o con il film di Sean Penn: le terre selvagge ed estreme non avrebbero qui nessuna connessione con viaggi all’insegna dell’anticonformismo e dell’anticapitalismo, rimandando piuttosto tanto a quell’Oltreoceano patria della tradizione blues, bluegrass, folk e jazz a cui l’autore si rifà, quanto alla natura incontaminata, simbolo per eccellenza di contemplazione e introspezione. Su queste basi, dunque, Ciosi dà vita a nove cover che, inchinandosi con rispetto ai pezzi originali, li rivisitano, in una chiave spesso più melodica e “sentimentale”. Ad aiutare il chitarrista italiano nella sua opera di personalizzazione della tradizione, la sua chitarra acustica 1934D Mahogany Santa Cruz.

Apre il disco una Sitting On The Top Of The World che, rispetto alla versione di Walter Vinson da cui prende le mosse, si presenta più libera dalle sonorità country, per farsi piuttosto una vera e propria ballata blues, dal ritmo introspettivo e di maggior respiro. Con la stessa chiave blues vengono interpretate – tra le altre tracce – anche Corinne Corinna (passata tra le mani di Bo Carter e Big Joe Turner), dove il riff alla base del brano viene rivestito di colori più vicini al mondo jazz, e Wheeling di David Grier, in cui l’armonia originale viene scarnificata, liberata dagli orpelli più propriamente folk, per darle un taglio interiore ed emotivo. Meno originali, in conseguenza di questo progetto di “riverniciatura” blues, le cover di quei brani già ascrivibili alla tradizione del genere, come Blue Monk e Chesapeake Bay, di cui – purtroppo – Ciosi si limita ad essere quasi un semplice esecutore. Brano controcorrente, rispetto alle intenzioni dell’album, risulta infine You Are My Sunshine, eseguito in omaggio alla prima sua storia country.

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Ciosi, Into the wild session

27 Giugno 2017 di Antonia Fabozio


Ciosi, alias Federico Franciosi, veronese di orgine argentina, innamorato della musica acustica, egregio suonatore di chitarra acustica stile Flatpicking, difficile prassi esecutiva da suonare con il plettro attraverso le funanboliche corde.

Con questo nuovo album dal titolo “into the wild session“ ha voluto far rispecchiare la chitarra acustica flatpicking in spazi sonori particolari, inserendo brani popolari di radice blues, bluegrass, folk, ragtime e jazz.
Ha diviso il lavoro di studio recording e video in tre session con musicisti diversi, registrando in una sola “take“ in presa diretta, grazie allo splendido lavoro di Codenotti Cristian e la super visione di Stefano Castagna del rinomato e fedele studio d’incisione Ritmo & Blu, situato nelle colline del lago di Garda.
La sua amata  dream guitar 1934 D MAHOGANY SANTA CRUZ ha omaggiato in questo album artisti e scittori di musica come Doc Watson, Scott Joplin, David Grier, Massimo Varini e Thelonius Monk, Jimmie Davis,Walter Vinson, John Smith Hurt.

Ascoltando il disco si scopre, canzone dopo canzone, un mondo variopinto di folk e roots music. Ma vediamo nel dettaglio:

Il disco si apre con “beaumont rag”, brano tradizionale “fiddle tune”, reso celebre da innumerevoli flatpickers nella COUNTRY e BLUEGRASS music. Ricordando le versioni di Doc Watson, Brian Sutton e Hank Thompson.
L’artista ha arrangiato questo brano con il contrabbasso elettrico, suonato da Enrico “Larry” Mancini, dando un pizzico di novità con l’intreccio sonoro tra la  chitarra acustica e il contrabbasso elettrico.

Segue poi “Wheeling” di David Grier, musicista chitarrista e compositore americano.  Ciosi ha voluto omaggiare mr. Grier con questa versione, pensata e arrangiata a “quattro mani” con il bravissimo contrabbassista elettrico Enrico Larry Mancini.

“Maple leaf rag” di Scott Joplin, uno dei più grandi compositori e pianisti dello stile RAGTIME music di fine 800. Sempre con l’intervento di Enrico “Larry” Mancini al contrabbasso elettrico, questa versione ha reso tutto l’insieme musicale come un vero “piano roll” dell’epoca RAGTIME music.

La bellissima “Sitting on the top of the world” di Walter Vinson, vecchio brano degli anni ’30 divenuto standard nel mondo della FOLK music. Ispirandosi alla versione di Doc Watson, Ciosi ha amalgamato la sua versione chitarristica in “Carter style” con l’accompagnamento di Pier Brigo al basso elettrico e di Matteo Breoni alla batteria.

Segue “sliding delta” di JOHN SMITH HURT, conosciuto da tutti come Mississipi John Hurt, il blues man. Oltre alla versione originale, vale la pena ricordare la versione del maestro Doc Watson nell’album Down South del 1984, Ciosi rende sua questa versione ispirandosi al country old time, con i suoi collaboratori Pier Brigo al basso e Matteo Breoni alla batteria.

Blue Monk (Thelonius Monk), Jazz standard che è sempre piaciuto fin da piccolo al chitarrista CIOSI, e che ha voluto inserire in questo progetto omaggiando questo meraviglioso musicista.
Ha inciso con Matteo Breoni alla batteria e Pier Brigo al basso, cercando di dare alla chitarra acustica uno stile solistico da flatpicker.

Il tune “Cherapeake bay” scritto dal maestro italiano Massimo Varini, e anche uno dei primi brani che studiava del suo repertorio. La canzone fa parte del disco “MY SIDES” del 2009 di Massimo Varini. Ciosi ha lavorato sulle parti di chitarra aggiungendo solo un pò di colore con il celebre aiuto di Massimo Pizzano al cajon e di Matteo Valicella al basso.

Con Corrine Corrina (traditional) brano nato nel mondo del BLUES, presentato e adattato in diversi generi. Questa versione personale di Ciosi è stata accompagnata da Massimo Pizzano alle percussioni, e Matteo Valicella al basso elettrico.

Ultima in scaletta la canzone “You are my sunshine” (Jimmie Davis), brano prettamente country, e diventato ormai uno standard per i cantanti di musica bluegrass, folk e pop.
Ciosi ha cercato di presentare il brano rimanendo fedele al country, con parti di chitarra flatpicking , e sempre con Matteo Valicella al basso e Massimo Pizzano alle percussioni.

Vale la pena di augurare a tutti buon ascolto con la musica di radice flatpicking, dunque con il secondo lavoro acustico di Ciosi, a nostro avviso un favoloso musicista.

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30 Maggio 2017 di Loris Gualdi


Forse non tutti sanno cosa sia il flatpicking.

Se le mie nozioni post adolescenziali non errano, il flatpicking rappresenta una tradizionale tecnica in cui il plettro (e non le dita come nel più celebre fingerpicking) viaggia tra le note, giungendo a modulare i suoni attraverso singole corde.

Tra i moderni cultori di tale tecnica, oggi (perdonatemi…ma solo oggi) scopro l’arte espressiva di Federico Franciosi, noto ai più con il nom de plume Ciosi.
Il musicista arriva sulle nostre pagine cavalcando le profondità espressive del suo nuovo album acustico: Into the wild session del quale mi sento (senza remore) di dover bocciare immediatamente la scelta del titolo. Nonostante la disorientate idea di battezzare la nuova fatica con un nome che inevitabilmente porta al mondo di Eddie Vedder e Jon Krakauer, Ciosi offre sin dal primo ascolto uno straordinario viaggio alle radici del blues. Radici da cui crescono sentori bluegrass, jazz e folk.

Un omaggio sentito al mondo mai perduto di Thelonius Monk, Doc Watson e Scott Joplin, pronti a rivivere attraverso il suono della 1934 D Mahogany Santa Cruz, dream guitar con cui il musicista vola sospinto da una linea vocale straordinaria. Una vocalità ancient blues in cui graffi e calore definiscono la reale straordinarietà di un vero musicista, in grado di unire il rural blues con armonie e stilemi jazz.

L’emozionale e profonda voce di Ciosi da inizio al disco con la dolcezza evocativa di Beaumon Rag, traccia da viaggio, in cui la tradizione della chitarra acustica si abbraccia al contrabbasso elettrico suonato da Enrico “Larry” Mancini. Un itinerario sonoro vicino ai venti e alle polveri della Route 66, colorata da un piacevole western sound che accoglie la tecnica espressiva e pulita del musicista.

Le dita corrono veloci su l’incipit di Wheeling, (omaggio sentito a David Grier) in grado di restituire la sensazione antica di un piccolo treno di note che attraversa una landa espressiva piacevole, divertita e leggiadra. Un susseguirsi di suoni che abbandonano la parte vocale per poi ritrovarsi nel ritmica blues di Maple Leaf Rag, straordinario traccia in cui le corde vocali regalano emozioni perdute, citazionismi e graffi lineari, pronti a restituire all’ascoltatore una tra le composizioni più interessanti. Un’esecuzione libera ed impeccabile che ci ammalia e conquista, passando attraverso la leggiadria strumentale di Sitting On The Top Of The World Sliding Delta, track giocosa, al servizio di un’osservativa serenità che tanto ricorda l’espressività di Eric Clapton. Attraversando le note anni’50 di Blue Monk arriviamo poi al battito jazz di Chesapeake Bay, in cui le spatole toccano l’animo, giocando e divertendosi ad attraversare il sound di Massimo Varini.

Lo straordinario rumore delle dita sulle corde sembra infine raccontarci molto di più di ciò che appare ad un primo approccio, arrivando a percepire la dedizione e l’osservanza di Ciosi che, nonostante una perfettibile produzione, giunge a chiudere il disco con la bellezza interpretativa di You Are My Sunshine che, allontanandosi dal reggae di Papa Winnie, da sola vale il prezzo del biglietto di un disco che, registrato in presa diretta, riesce a donare un’impeccabile serenità emotiva in cui perdersi osservando un mondo che non si osserva più.
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CIOSI – INTO THE WILD SESSION – Autoproduzione 2017

Alberto Grollo


Dalla foto che appare sul sito Ciosi sembra un ragazzo veramente giovane, ma se lo ascolti ti prende subito per la gran bella voce da consumato bluesman, con un repertorio che si basa su brani originali e sulla reinterpretazione dei grandi maestri del folk americano dove si rincorrono linguaggi flatpickingbluegrass, country e blues. Il disco è piacevole, i nove brani godono di un buon suono di chitarra ed ogni tanto si impreziosiscono di basso e batteria/percussioni. Ciosi stesso nel definire il suo lavoro dice: L’idea di questo album nasce con lo scopo di inserire la chitarra acustica flatpicking in spazi sonori particolari, riprendendo brani popolari dalle radici del blues, del bluegrass, del folk, del ragtime e del jazz. Questi brani sono per me alla base di una cultura musicale che mi ha aiutato a sviluppare la mia sensibilità come chitarrista e appassionato audiofilo. Grazie alla mia dream guitar 1934 D MAHOGANY SANTA CRUZ ho così omaggiato in questo album i miei artisti e scrittori di musica preferiti. Sitting On The Top Of The World è il primo brano, suonato in una versione molto easy, in stile Doc Watson… personalmente preferisco molto il capolavoro che ne fece Howlin’ Wolf, ma come sempre tutto è soggettivo. Beaumon Rag è un traditional reso celebre da innumerevoli flatpicker della musica country e bluegrass e che riceve l’imprimatur dal caro vecchio Beppone Gambetta. Grande, trascinante, il terzo brano, Corrina Corrina, un traditional cantato con una voce che ricorda molto il primo Stephen StillsWheeling di David Grier è un bel duetto con il basso fretless di Matteo Valicella che a un certo punto fa un solo veramente interessante. Avanti con musica piacevole, Sliding Delta di John Smith HurtMaple Leaf Rag di Scott Joplin, anche nel ricordo del grande Jorma Kaukonen e Blue Monk di Thelonius Monk ci portano il buonumore, mentre Chesapeake Bay del grande Massimo Varini ci riporta in un contesto di grande spessore. Il tutto si chiude con You Are My Sunshine di Jimmie Davis, un brano prettamente country, reso uno standard da cantanti di musica bluegrassfolk e pop. Alla fine questo disco risulta molto piacevole e ben equilibrato, sorretto da una buona tecnica chitarristica e una voce veramente notevole. Libretto molto bello, multilingua, per un disco evidentemente destinato al mercato internazionale. Caro Ciosi, adesso ti aspettiamo con qualcosa di tuo.
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Ciosi – Into The Wild Session

2 maggio 2017


Verso gli inizi di Aprile ricevo una strana email, a dire il vero non era nemmeno indirizzata a me, ma al responsabile di una importante testata giornalistica  italiana del settore musicale, a me e’ arrivata pure per sbaglio, ma e’ talmente scritta in modo non convenzionale che attrae subito la mia attenzione, presenta un album di nuova pubblicazione e chiede se sono, non io l’altro tizio, interessato ad ascoltarlo per eventualmente recensirlo… cacchio ma io sono veramente interessato ad ascoltarlo e cosi’ decido di rispondere. Chiarisco subito che non sono il tizio, guitarblog.it non e’ la blasonata testata, ma nel mio piccolo mi piacerebbe ascoltare l’album, e cosi’ Ciosi, nome d’arte di Federico Franciosi, mi invia i file FLAC ad alta risoluzione del suo ultimo lavoro. Premetto subito che questa non vuole essere una recensione, non sono nessuno per recensire proprio un bel niente, ma per un caso fortuito mi sono imbattuto in un artista italiano che merita di essere conosciuto e magari anche questo piccolo articolo su questo Blog puo’ contribuire a dare un po’ piu’ di visibilita’a questo pregevole lavoro discografico.

Cominciamo a dire che si tratta di un album di chitarra acustica flatpiking, suonata con il plettro, ma non composto solo da strumentali, Ciosi canta anche e canta anche molto bene, la sua voce ha un timbro caldo e in perfetta armonia con il genere, e un grosso apprezzamento alla cura anche del giusto accento e pronuncia dei testi in inglese, questa e’ spesso la nota dolente quando artisti italiani cantano in inglese,  l’album ne guadagna immensamente in autenticita’. Abbiamo detto chitarra, ma non solo, in alcuni album Ciosi e’ accompagnato da basso, batteria o percussioni e anche questo fa si che il risultato sia estremamente vario e godibile.

Questo non e’ un album solo per specialisti o appassionati di chitarra flatpicking, e’ un album per tutti, l’ascolto e’ sempre vario e piacevole, la tecnica mai fine a se stessa e sempre al servizio del brano e la scelta dei brani stessi crea una continua varieta’ che mantiene vivo l’interesse dell’ascoltatore per tutte le nove tracce attingendo dalla tradizione di vari generi, dal blues, al bluegrass, al Jazz.

Sul sito di Ciosi e’ possibile accedere ai link per acquistare l’album on line e anche leggere una piccola introduzione per ciascun brano che permette di contestualizzare meglio quello che si ascolta.

Per me e’ stato molto bello trovare tra i nove brani dell’album un pezzo di Massimo Varini, che ammiro e seguo da tanti anni, Ciosi lo ripropone fedelmente ma l’aggiunta di basso e percussioni donano nuova energia al pezzo.

in un’era oramai in cui il ritorno di un investimento in campo discografico e’ sempre piu’ incerto e limitato, quando oramai le registrazioni vengono sempre piu’ spesso fatte sacrificando la qualita’ per contenere i costi, va assolutamente menzionata la qualita’ audio di questo album, un lavoro impeccabile sia a livello di ripresa che di mixing che di mastering, che evidenziano ancora di piu’ lo straordinario livello esecutivo raggiunto registrando in una sola take in presa diretta.

in queste settimane ho ascoltato l’album in vari contesti, in auto mentre andavo al lavoro, in palestra, e nella tranquillita’ di casa mia per un ascolto piu’ attento, ho lasciato passare un po’ di tempo e mi sono scoperto a tornare ad ascoltarlo non solo per scrivere questo articolo ma anche solo per il piacere di ascoltare della bella musica, grazie Ciosi per avermi spedito una mail non indirizzata a me e avermi dato modo di conoscere la tua musica e il tuo lavoro!!

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